Antonella Pesola

E’ chiaro che l’armonia dei colori è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima. Questo fondamento si può definire principio della necessità interiore

W. Kandinsky, Lo spirituale nell’arte. Milano, SE, 1989, 46.

La luce, secondo il pensiero platonico, è il principio attivo della materia, causa e forma prima di ogni realtà corporea e ragione ultima della bellezza del mondo sensibile. Le opere di Ferruccio Ramadori sono creazioni uniche, ricche di colore ed energia, che cercano di stupire ed emozionare attraverso l’abile uso di varie tecniche dalla pittura, alla ceramica, all’affresco. Sono espressioni artistiche che denotano la sua complessità interiore, dove si aggroviglia una ricerca continua di scoprire nuove forme, di affrontare nuove sfide, di definire nuovi scenari artistici. Sono solide come pietra, luminose come vetro, colorate come affreschi: opere dove leggerezza e solidità permettono di inventare forme, senza limiti all’immaginazione. Le sue realizzazioni superano il carattere decorativo degli oggetti della tradizione, ci troviamo di fronte infatti ad una personalissima espressività lontano dal rigore dell’astrattismo geometrico e anche dalla grossolanità di molta transavanguardia recente. Ogni opera è pronta a calamitarci e a catturarci con le sue trasparenze ed i suoi colori, ora tenui, ora netti e frantumati e poi ricomposti nel sovrapporsi di continue variazioni. I suoi lavori, rivelando una natura proteiforme e metaforica, suggeriscono una sensazione di quiete, fermi come sono in un atemporale equilibrio, nonostante il loro frantumato divenire. Anche la musica è presente, analizzando partiture, affronta i rapporti tra suono e immagine, vibrazione e segno e l’impatto con essa, quale viva e traslata realtà, sussiste nella sua pienezza. Elemento fondante è la luce, resa sempre più nell’evanescente brillantezza del colore, dove è resa possibile l’unione dell’integrarsi e l’assommarsi di forme e colori, un evento non privo di una certa teatralità. E’ alchimia in atto, dove l’imprevedibile trasmutazione dei colori è reale, al contempo è effimera, legata a situazioni esterne indipendenti dall’opera e suscettibili di molteplici variazioni. Il caleidoscopio che Ramadori crea, ha una sua intima musicalità, saldata e connessa ai motivi tratti dalle partiture scelte. Ferma è la volontà di voler intraprendere un nuovo percorso, meno incisivo, ma piuttosto più delicato, che possa comunque riuscire a sviluppare in modo costante e ragionato tutta la dialettica visiva tipica dei suoi lavori. In particolare ancora una volta si rimane affascinati dalla capacità di Ramadori di riuscire a simulare una forte sensazione di movimento, le figure e gli elementi proposti rappresentano una sorta di flusso continuo che, cambiando aspetto e forma, continuando la propria marcia sullo spazio di lavoro. Il risultato finale è un intervento più organico, meno racchiuso da binari incisivi e costrittori, è un’onda cromatica che avvolge lo spazio e lo infrange, lasciandoci addentrare al suo interno, per poi respingerci, tra cerchi, assi ed arricciature, dove scopriamo un opera nuova di cui non vediamo l’ora di scoprire il seguito. Nella contemporaneità l’artista ha la missione di tenere accesa la fiamma di una visione interiore, di cui la sua opera sembra essere la traduzione più fedele. La visione intima, nell’opera di Ramadori, viene mediata dall’ironia, che rimanda a un’utopia spirituale. L’aspetto enigmatico e illusorio delle sue opere sono magica e divertente raffigurazione di un gesto ingannevole. Dietro il “silenzio” alchemico delle sue opere, vi è un significato ben più profondo della stessa provocazione visiva.

Antonella Pesola, Perugia, Giugno 2014