Massimo Duranti

Ramadori costruisce architetture di colore giocando contrasti dei verdi e degli azzurri, concedendosi poche, ma significative libertà di rossi scarlatti. Ma non si accontenta di edificare abbracci di case con fughe di colore, ma ardisce inserire, quasi come in una simbiosi, la figura femminile nel tessuto del paesaggio. Per i futuristi questo si definiva sintesi, per i cubisti, scomposizione. In effetti Ramadori dimostra di avere ben assimilato la lezione cubista, ma anche quella futurista, che troviamo anche in certi “verticalismi” come in “A Ferentillo”, dove le case viste dal basso si inseguono in alto quasi spinte da una luce misteriosa.